Cerchio e freccia: Figure ambivalenti del desiderio nella scrittura transnazionale di Ornela Vorpsi

Martha Kleinhans

Abstract


A prima vista il romanzo di Ornela Vorpsi, il suo primo romanzo scritto in lingua francese, Tu convoiteras (Gallimard 2014), il cui titolo pare in ovvio contrasto con la traduzione in italiano Viaggio intorno alla madre (nottetempo 2015), sembra far parte di una corrente che, sulla base degli studi della sociologa israeliana Orna Donath, viene chiamata Regretting motherhood. Benché il tema della donna divisa fra desiderio fisico e amore materno sia affrontato dall’autrice come un elemento strutturante per lo sviluppo lineare del testo, una tale attribuzione mi pare inadeguata. La narrazione tessuta in uno stile paratattico e frammentario richiede un’analisi più approfondita, consapevole delle teorie dei visual studies e della intertestualità, che possa palesare gli aspetti transnazionali e transculturali della scrittura originale di Vorpsi. Secondo la mia ipotesi il testo francese e la versione italiana possono essere considerati come pale di uno stesso ‘dittico’ in cui la figura del cerchio - con al centro la figura della madre - e quella della freccia come simbolo di Cupido acquisiscono particolare rilievo. La copertina della versione italiana che mostra la foto di un’enigmatica scultura lignea, la cosiddetta Carubina di Mence, funge da stratagemma per giocare con l’aspettativa del lettore italiano. A partire dal suo primo romanzo autobiografico Il paese dove non si muore mai, l’autrice, ossessionata dall’idea della bellezza, scrive ostinatamente contro la morte, sprigionando una particolare forza poetica nel rivivere i traumi sofferti nella sua infanzia sotto la dittatura albanese, con una madre onnipresente e un padre assente. La lingua della scrittura – il francese ancora più che l’italiano - diviene per Vorpsi un mezzo per prendere le distanze e crearsi un mondo a parte. Vari e divergenti intertesti vengono utilizzati dalla autrice in Tu convoiteras per essere deformati ed amalgamati nel suo personale sistema di coordinate: un racconto mitologico induista sul dio elefante Ganesh e sua madre Parvati, passi del decalogo e del libro di Giobbe della Bibbia, il mito greco di Antaios ed Eracle. Un posto privilegiato tuttavia occupa il racconto Primo amore di Ivan Turgenev, insieme a famose messe in scena della perversione come Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch. Tu convoiteras contribuisce non solo a perpetuare l’estetica della perversione, ad osservare scetticamente la nostra indifferenza etica e il nostro autocompiacimento, ma anche a interrogarci sull’enigma dell’Io. Con una intensità angosciante il lettore viene coinvolto e immerso nel flusso discontinuo dei ricordi della protagonista Katarina e della sua autoanalisi esistenziale. Manca un lieto fine malgrado il ritorno di Katarina dal suo bambino e da suo marito, per Vorpsi e la sua protagonista non c’è rimedio al tragico che è implicito nel desiderio, non c’è scampo dalla sofferenza del proprio essere, salvo la loro trasformazione nella creazione artistica.

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Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture / Transnational 20th Century. Literatures, Arts and Cultures
ISSN 2532-1994

Dipartimento di Studi greco latini, italiani, scenico musicali
Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro 5
00185 Roma