Hemingway, Moravia e il fascismo. La “fortuna” dello scrittore americano in Italia tra gli anni ’20 e gli anni ’60

Giorgio Mariani

Abstract


Tra le reazioni italiane alla morte di Hemingway, quella di Alberto Moravia si segnala per la condanna del culto del personaggio pubblico creato dallo scrittore. Nel paragonare Hemingway a D’Annunzio, Moravia si avvicina a definire il primo, se non un fascista, certamente una figura i cui valori erano vicini a quelli del fascismo. Il saggio di Moravia provocò vivaci reazioni e molti studiosi e scrittori italiani, pur critici di alcuni aspetti del suo lavoro, presero le difese di Hemingway. Il saggio ripercorre la polemica e analizza poi quali furono le opinioni storicamente espresse da Hemingway sul fascismo, su Mussolini e su D’Annunzio. I dati dimostrano che lo scrittore americano fu senza ambiguità ostile al fascismo e come dimostrato dalla censura di Addio alle armie dalla sua esclusione da una giuria letteraria che avrebbe dovuto indicare i migliori libri americani per il pubblico italiano, Hemingway era inviso sia a Mussolini sia ai suoi accoliti. È interessante e al tempo stesso sconcertante che, durante il dibattito che seguì all’articolo di Moravia, nessuno, o quasi, fece riferimento ai dati storici oggettivi. Se per un verso questa polemica appare oggi come datata e tipica dell’epoca della Guerra fredda, vale la pena ricordare che la critica hemingwayana è stata spesso segnata da toni politici, ieri come oggi. Inoltre, l’importanza dell’opera di Hemingway per gli scrittori italiani e il calore del dibattito circa i suoi meriti artistici, portano a pensare che lo scrittore dovrebbe essere incluso nel canone della letteraturaitalianadel Novecento.


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DOI: https://doi.org/10.13133/2532-1994_3.2_2019

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Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture / Transnational 20th Century. Literatures, Arts and Cultures
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