N. 15 (2020)

Shockdown: la ricerca dopo. Temi emergenti e sfide metodologiche per l’analisi di media, cultura e comunicazione nel post Covid-19

Durante il lockdown che i diversi Paesi hanno deciso di adottare come misura di gestione della pandemia generata dalla diffusione del Covid-19 abbiamo vissuto giorni di isolamento fisico e di trasformazione degli spazi e del tempo della nostra quotidianità. Lavoro, studi, intrattenimento, affetti, ecc. hanno subito gli effetti di una sorta di grande esperimento sociale che ha determinato l’accelerazione di alcuni processi, in cui il digitale ha contribuito a gestire i rapporti a distanza costruendo nuove prossimità e ne ha azzerati altri – penso al mondo della cultura e delle arti. Una condizione in cui ci siamo trovati a ripensare alcuni perimetri cognitivi ed esperienziali, oltre che fisici, entro i quali opera la nostra vita.

Questo vale anche per chi nella sua vita fa ricerca. Nelle settimane di isolamento mi è capitato più volte di pensare al mio lavoro di sociologo, al mio modo di osservare il mondo e a come alcuni dei paradigmi che uso possano essere messi in discussione dalle ricadute che la pandemia sta producendo e produrrà. Framework generali come quello della globalizzazione e della mediatizzazione, per parlare di due meta-processi sociali che caratterizzano diversi approcci di analisi, si aprono a possibili nuove fasi interpretative, richiedono diverse prospettive di osservazione: come ha scritto Ehud Eiran «The coronavirus event provides globalization with additional practical and symbolic challenges»; come ha puntualizzato Deborah Lupton «We have already seen how social media have contributed to the spread of misinformation and panics but have also played a crucial role in helping people deal with the impact of physical isolation by offering mediated forms of social connection that have alleviated boredom and loneliness».

So che molte delle nostre ricerche su media, cultura e comunicazione hanno subito delle virate sotto la pressione emotiva e trasformativa di queste settimane e molte riflessioni emergeranno nei prossimi mesi. Anche sul piano delle metodologie: come muta il campo di ricerca e cosa vuol dire “fare ricerca sul campo” sui temi che stavamo affrontando e che oggi si schiacciano sotto il peso esperienziale e di un immaginario che ha messo sotto la lente di ingrandimento nuove potenzialità e nuove diseguaglianze? Come tenere conto della processualità che ci porterà ad attraversare nuovi momenti di trasformazione, forse arretramenti, sicuramente esperienze forzate di massa?

A Mediascapes Journal abbiamo pensato di cominciare a porci delle domande in tal senso, attraverso una forma collettiva e pubblica. E abbiamo cominciato a farlo da subito, nei giorni in cui eravamo più strettamente vittime dell'isolamento fisico e relegati al ruolo di spettatori attraverso i media – mainstream e digitali – e abbiamo rielaborato i nostri vissuti attraverso le relazioni dirette (poche) e mediate (molte di più).

Il risultato è una meta riflessione che si propone come discorso aperto. Un numero di Mediascapes (15/2020) che si comporrà via via, attraverso i saggi che man mano pubblicheremo piuttosto che presentarsi come una pubblicazione chiusa e schiacciata sul presente. Da oggi e per le prossime settimane usciranno quindi i paper che hanno cercato di porsi domande su come ciò che stiamo vivendo e vivremo, come individui e come umanità, si rifletta sulle nostre osservazioni scientifiche. Per fare questo abbiamo lanciato una call a ricercatori appartenenti a generazioni diverse e che utilizzano punti di vista differenti, ma che fanno parte di quel campo di ricerca che Mediascapes guarda con attenzione, di rispondere a questa chiamata collettiva. Alcuni nel farlo hanno coinvolto altri ricercatori. Così la rivista ha fatto in questo momento ciò che è nel suo DNA dalla nascita: dare voce a una comunità che si riconosca come tale sui temi delle trasformazioni mediali e delle culture schermiche, che sappia fare delle sue differenze una forza di confronto. E che sappia guardare al futuro. “Shockdown: la ricerca dopo” è il modo di iniziare un percorso di cartografia del territorio che metta in discussione le mappe che abbiamo e che permetta di ridisegnare, con sguardo anche rinnovato, i rilievi della ricerca.

Giovanni Boccia Artieri, Editor Mediascapes Journal

Sommario

Saggi

Federico Boni
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3-12
Tiziano Bonini
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13-23
Marco Pedroni
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24-43
Laura Gemini, Stefano Brilli, Francesca Giuliani
44-58
Laura Solito, Carlo Sorrentino
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59-68
Giovanni Ragone, Donatella Capaldi
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69-79
Sergio Belardinelli, Guido Gili
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80-98
Vanni Codeluppi
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99-107
Emiliano Ilardi
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108-117
Gevisa La Rocca
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118-131
Emiliana Mangone
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132-142