Ricerca antropologica e cooperazione sanitaria internazionale. Caso studio di un progetto di salute materna nella zona del Bale (Regione Oromia, sud Etiopia)

Virginia De Silva, Stefano Bolzonello, Micol Fascendini, Alessia Villanucci

Abstract


Il presente articolo intende riflettere sul rapporto e sulle possibili collaborazioni tra antropologia e cooperazione sanitaria internazionale, partendo dal caso di studio di una ricerca antropologica svolta tra marzo e giugno 2017 nell’ambito di un progetto triennale sulla salute materna nel Bale (Etiopia), realizzato dalla ONG Comitato Collaborazione Medica (CCM). La co-disciplinarità ha dato adito a confronti tra approcci e linguaggi differenti: quello dell’antropologia medica, quello della biomedicina e quello dello “sviluppo”, mettendo in luce criticità e spazi di negoziazione e riconfigurazioni reciproche. La necessità, ad esempio, di adattare una metodologia etnografica “classica” ai limiti di tempo e di restituzione imposti da un progetto di cooperazione; la difficoltà di far percepire agli informatori il lavoro di campo come “ricerca” e non come semplice “valutazione”. La ricerca ha fatto emergere importanti questioni quali e differenti percezioni legate al parto come evento “naturale” e la non universalità della sua medicalizzazione; ha invitato a riflettere sulle modalità di coinvolgimento delle levatrici tradizionali come “educatrici comunitarie” o come vere e proprie risorse di cura da valorizzare; ha cercato di comprendere come gli attori sociali si rapportassero alle attività proposte dal progetto. L’obiettivo della ricerca era quello di gettare uno sguardo profondo sulle relazioni tra comunità locale e attività progettuali e di formulare proposte operative per il futuro, che si fondassero proprio su tale approfondimento. Questa esperienza ha cercato di dimostrare quale può essere il contributo in-formativo e tras-formativo della disciplina antropologica in progetti di cooperazione sanitaria.


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