Operare nello scarto. Un contributo antropologico alla realizzazione di itinerari di inclusione socio-sanitaria con richiedenti asilo nigeriane

Michela Marchetti

Abstract


Lo spazio sanitario è spazio di relazioni e di potere tra persone che occupano posizioni sociali differenti ed è contrassegnato da una molteplicità di scarti, intesi come distanze tra prospettive, bisogni, codici relazionali e comunicativi. È in queste distanze che si dischiudono interessanti e complesse opportunità operative per l’antropologia. In questo articolo cerco di dar conto degli scarti incontrati nel corso della mia collaborazione con il consultorio familiare di Arezzo, dei modi individuati per affrontarli, aggiungendo alcune riflessioni sui limiti e sulle poten- zialità dell’antropologia impiegata a fini trasformativi e impegnata nella ricerca di nuove pratiche di inclusione e relazione. Il lavoro che descrivo inizia a ottobre 2016 per rispondere alla percezione degli operatori socio-sanitari in termini di “nuova utenza problematica” riferita alle richiedenti asilo e rifugiate nigeriane. Le «tematiche forti» di cui sono portatrici queste donne mettono in crisi gli operatori e in generale l’impianto e le conoscenze dei servizi, interrogando l’adeguatezza dei consolidati modelli di risposta. Le criticità emergenti hanno a che fare innanzitutto con poliedrici livelli di non conoscenza – sia da parte degli operatori che delle utenti -, con difficoltà relazionali e comunicative che ostacolano un’efficace presa in carico, con l’inadeguatezza degli itinerari terapeutici e di educazione alla salute a rispondere alle esigenze emergenti. Il lavoro che ho svolto in consultorio si configura come percorso: dall’approfondimento di conoscenze alla realizzazione di successivi itinerari operativi.


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