Reti urbane e umane di resistenza alla violenza nella città di Bujumbura

Marta Mosca

Abstract


Riassunto
Schiacciata da una condizione di violenza ordinaria, la città di Bujumbura si
regge su pratiche quotidiane di resistenza attraverso cui gli abitanti sperimentano incessantemente diversi modelli di sopravvivenza e di identità, indispensabili per potersi adattare alle dure forme del presente. Un presente mutevole ma ciclicamente riproduttivo delle annose dinamiche di violenza che continuano a devastare il Paese. Durante l’ultima crisi che ha investito il Burundi nel 2015, i punti di continuità con il passato si scontrano con inediti elementi di rottura: l’etnopolitica violenta e divisionista da un lato, e un movimento di contestazione giovanile etnicamente eterogeneo e unito dall’altro. La città diventa territorio di azione e l’occupazione dello spazio urbano esprime non solo una forma di resistenza e di  riappropriazione simbolica di ciò che il potere toglie, ma anche un’agency rinnovata e una capacità urbana in grado di rimettere al centro i segmenti spaziali e umani più marginali. A partire da una contestualizzazione della violenza in Burundi e dalla ricerca sul campo condotta a Bujumbura nel 2015, l’articolo intende proporre un’analisi del quotidiano come fitto intreccio di resistenze alla violenza, mettendo in luce come queste siano il cuore dell’esistenza stessa della città.

Urban and human networks of resistance to violence in the city
of Bujumbura
Under a state of ordinary violence, the city of Bujumbura stands on everyday resistance practices through which inhabitants are constantly experimenting with different survival and identity models in order to adapt to the harsh present reality. A reality that changes but cyclically reproduces the long-standing dynamics of violence that still devastate the country. During the last crisis that hit Burundi in 2015, the points of continuity with the past collide with unprecedented break points: a violent and divisionist ethnopolitics on the one hand, and an ethnically heterogeneous and united youth protest on the other hand. The city becomes a space of action, and the occupation of urban space shows not only a form of resistance and symbolic reappropriation of what power denies, but also a renewed agency and urban capability able to put the most marginal spatial and human segments back at the centre. Starting from contextualization of violence in Burundi and field research I conducted in Bujumbura in 2015, the article intends to propose an analysis of everyday life as a dense interweaving of resistances and violence, highlighting how these are the core of the very existence of the city.


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