La vocation ethnographique de Suzanne Taïeb. Une psychiatre tunisienne élève d’Antoine Porot

Laura Faranda

Abstract


Riassunto

L’articolo intende far luce sulla figura di Suzanne Taïeb, una donna tunisina, ebrea, brillante allieva di Antoine Porot, fondatore della Scuola di Algeri e rappresentante autorevole della psichiatria coloniale francese. Su proposta di Porot, nel 1936 Taïeb avvia nel manicomio di Blida un internato finalizzato alla sua tesi in psichiatria. La tesi verrà discussa nel 1939 con il titolo Le idee di influenzamento nella patologia mentale dell’indigeno nord-africano. Il ruolo delle superstizioni. Si tratta di un lavoro che merita di essere rivisitato per la sua efficacia antropologica e per la qualità dello sguardo che Taïeb rivolge ai suoi pazienti. Nelle osservazioni redatte dalla giovane psichiatra tunisina le idee di influenzamento diventano materia etnografica, si emancipano dal paradigma psichiatrico, si nutrono della sua esperienza vissuta e della conoscenza diretta del mondo e dei valori della propria cultura. Le storie dei suoi pazienti ci lasciano entrare nel mondo magico-religioso, nella medicina coranica e nelle pratiche rituali di una “follia ispirata” da Allah.

 

The ethnographic vocation of Suzanne Taïeb, tunisian psychiatrist, disciple of Antoine Porot

This paper aims to highlight the figure of Suzanne Taïeb, a Tunisian-Jew woman, brilliant student of Antoine Porot, the founder of Algiers School of Psychiatry. On Porot’s invitation, Taïeb started an internship at Blida’s asylum in order to prepare her dissertation in psychiatry: Ideas of Influence in Mental Pathology in the Native of North Africa. The Role of Superstition. This pioneering work (discussed in 1939) deserves to be reconsidered for its anthropological value and for Taïeb’s vivid descriptions of her patients. In the medical records written by the young Tunisian psychiatrist, ideas of influence emancipate from the colonial psychiatric patterns. During her internship, she drew on her experiences growing up in Tunisia and learned to select rich ethnographic details that informed her clinical interpretation. Patients’ stories allow us to appreciate the religious world of koranic medicine and the ritual practices that express the “madness inspired” by Allah.


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